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DISCORSO DEL SEGRETARIO POLITICO PIZZA DURANTE LA CONFERENZA STAMPA ALLA CAMERA
Roma, Camera dei deputati – Sala del Mappamondo
24 aprile 2009

 

img/371pizza.jpg?L’odierna conferenza stampa è motivata dalle seguenti due distinte circostanze :
-          la prima di carattere amministrativo, meglio, ministeriale;
-          la seconda, per il momento fondata esclusivamente su notizia  di fonte giornalistica, di carattere giudiziale.
 
1.     la prima: alla DEMOCRAZIA CRISTIANA - lo storico partito di cui sono il segretario politico e che come ricorderete, per scongiurare lo spostamento della data delle elezioni, ha dovuto rinunciare per amor di patria a partecipare alle ultime elezioni politiche, malgrado avesse ottenuto, dopo un duro confronto giudiziario, il riconoscimento del suo diritto a parteciparvi con il suo simbolo e la sua denominazione - oggi viene, nuovamente, negato il diritto di partecipare alle elezioni con il suo simbolo.
 
Infatti, il Ministero dell’ Interno, con provvedimento adottato il 21 e comunicato il 22 aprile u.s., a dispetto di quanto reiteratamente deciso dai giudici,  civili ed amministrativi, in ordine, da un canto, al diritto della DC all’uso, oltre che del nome “democrazia cristiana”, dello “scudo crociato”, dall’altro, alla loro non confondibilità con simboli e denominazioni utilizzati da altri - quali, in particolare l’UDC, nei cui confronti il Ministero ha dimostrato una indebita ed illegittima sensibilità -, ci ha nuovamente negato tale diritto ed invitato a modificarlo.
 
Anche questa volta, la strada che la legge ci offrirebbe per tutelare il nostro diritto è solo giudiziale; ossia, prima, un ricorso gerarchico avverso il provvedimento illegittimo, poi, un ricorso alla giustizia amministrativa;
la conseguenza è che - a prescindere dal fatto che la magistratura ci dia ragione in prima o seconda istanza – in ogni caso ci attenderebbero quanto meno due gradi di giudizio (lo abbiamo già visto);
con la logica deduzione, che arriveremmo tardi anche questa volta rispetto all’avvio della macchina elettorale, che - come abbiamo già visto - una volta partita non è possibile arrestare, senza ricadere nella medesima situazione in cui ci si era venuti a trovare nella passata tornata.
 
La decisione che abbiamo dovuto pertanto affrontare, e per la quale vi abbiamo disturbato, è stata pertanto fortemente sofferta, nella consapevolezza, che la soluzione del nostro problema, avrebbe comportato per converso la nascita di infiniti altri problemi per il Paese e le altre forze politiche, ivi comprese, quelle nostre alleate guidate dal Presidente Silvio Berlusconi.
 
È stato pertanto concordemente deciso, dopo doverose consultazioni di non subire l’ingiusto provvedimento e di attivarsi per contrastarlo e difendere i nostri diritti e le nostre ragioni in tutte le sedi giudiziarie possibili, nessuna esclusa.
 
2.     La seconda circostanza è questa: un comunicato ANSA del 22 aprile u. s., stranamente  coevo e coincidente con il predetto provvedimento ministeriale, ha informato l’opinione pubblica che il Tribunale di Roma, su ricorso ex art. 700 c. p. c. dell’UDC (di nuovo!), avrebbe inibito l’uso dello “scudo crociato” alla DC.
 
A questo punto gli uffici della DEMOCRAZIA CRISTIANA, allertatisi immediatamente, hanno tentato di venirne a capo ed hanno scoperto che effettivamente la sera prima, dopo le 19.00, ad uffici chiusi,  era stato effettivamente trasmessa la copia di un’ordinanza del Tribunale, pedissequa ad un ricorso ex art. 700 c. p. c. proposto il 21 aprile contro la DC dall’UDC; l’ordinanza autorizzava l’UDC a notificare solo a mezzo fax, entro lo stesso giorno 21, e fissava, con inusitata celerità, la prima ed unica udienza per le prime ore del giorno 22 seguente.
 
Al riguardo nulla si è potuto sapere di più, salvo che dalla stampa.
 
Infatti, ai nostri tre avvocati che, prudenzialmente muniti di procura notarile, si sono recati alle prime ore del primo giorno presso il Tribunale per verificare cosa fosse accaduto, è stato perentoriamente risposto dal Cancelliere, prima, dal Direttore della Cancelleria, poi, che si, effettivamente si era tenuta un’udienza, ma che, essendosi il procedimento ormai concluso senza che la DC si fosse costituita, non avevano diritto a saperne di più, né ad estrarre copie, tantomeno a consultare il fascicolo, “riservato”.
Vana è stata ogni insistenza con la motivazione che la pratica era pericolosa ed “attenzionata”.
 
Peraltro l’UDC, dopo tanta singolare (per non dire sospetta) solerzia, non ha più notificato alcunché, paralizzando in tal modo anche la proposizione di un qualsivoglia “Reclamo al Collegio” che, ove risultasse vero quanto riferito dall’ANSA, sarebbe per la DC inevitabile.
 
Ciò che io mi chiedo, pur nel massimo sincero rispetto del lavoro della magistratura nel suo insieme è:
-                     Se è corretto (per non chiedere se è mai possibile) che in un sistema democratico si consenta che una decisione di un singolo magistrato monocratico, presa in poche ore, senza istruttoria, senza una seria conoscenza dei fatti e dei documenti, e soprattutto senza contraddittorio, neghi quanto altri giudici dello stesso Tribunale, prima, e della Corte di Appello, poi, hanno affermato?
-                     può l’urgenza giustificare  una notifica a mezzo fax giunta alla sede della Democrazia Cristiana dopo le ore 19 della sera prima, nell’orario di chiusura degli uffici?
-                     Cosa può spingere, non dico le parti interessate, ma addirittura - a quanto pare - un magistrato, a sorvolare sulla particolare tempistica, sulle modalità di notifica, sulla sospetta assenza in giudizio di una parte, quale la DC, notoriamente agguerrita su un tema che la vede in contenzioso con l’UDC da molti anni?
-                     È corretto apprendere a mezzo stampa di notifiche, di atti e provvedimenti giudiziari non disponibili?
 
Ribadisco prima di concludere, vorrei, per il caso di specie, sottoporre alla Vs. attenzione una semplice ricostruzione delle tempistica in cui si sono svolti i fatti, lasciando poi a voi ogni valutazione al riguardo, … nella mattinata del 21 Aprile viene presentata dai legali dell’UDC la richiesta di articolo 700 c.p.c., e, nel giro delle successive dieci ore lavorative, viene fissata l’udienza, notificato (si fa per dire) il provvedimento, tenuta l’udienza e deciso il tutto. Ciò in assenza dei rappresentanti della Democrazia Cristiana, cui, a quanto pare, sarebbe stato inibito l’uso del loro storico simbolo.
 
Da quanto detto risulta evidente una precisa e preordinata volontà di escludere la Democrazia Cristiana dalle prossime elezioni attraverso una discutibilissima e sospetta “via giudiziaria”.
 
Alla luce di quanto sopra la Democrazia Cristiana, non può esimersi - oltre a perseguire tutte le vie giudiziarie previste dalla legge a tutela dei suoi diritti ed interessi – dal presentare un esposto al Ministero della Giustizia.
 
Per ultimo il provvedimento del Giudice Zannella è in contrasto con la recente Sentenza della Corte d’Appello n° 1305 dello scorso 23 marzo ’09 che vi ho fatto consegnare, e basti citare tra le motivazioni il seguente passaggio: “Non possono invece accogliersi i motivi d’appello del C.D.U. per la parte in cui si chiede di accertare e dichiarare l’uso indebito da parte della controparte per lo stesso simbolo poco prima indicato, attesa l’infondatezza dei presupposti sulla base dei quali il C.D.U. ha rivendicato l’uso del simbolo stesso”.
Questa sentenza, in particolare ha rilevato che:
-          il CDU è stato costituito nel 1995 e non può quindi considerarsi erede della Dc. Non essendo erede della Dc il CDU, non può essere considerato erede della Dc nemmeno l’ UDC, che non può inibire alla Dc l’uso del Simbolo.
 
E non da ultimo, vorrei ricordare l’Ordinanza del Consiglio di Stato del 29 maggio 2007 in cui in modo definitivo è stata giuridicamente chiarita la non confondibilità  dei simboli.

Articolo del 29/04/2009 redatto da Segreteria Nazionale
Commenti ed osservazioni sull'articolo

Segretario Pizza, lei definisce “sofferte” le decisioni che la Dc deve sempre prendere, ma sappia che tali sono non certamente per lei, ma per il partito e per tutti i tesserati e simpatizzanti, oramai costretti ad allontanarsi da questo partito per il caos e l’anarchia che regna nei vari settori. Non invochi, inoltre, il rispetto di statuti e quant’altro se lei per primo non riesce a far rispettare quello della DC in ogni regione italiane, permettendo che tanti approfittino di questa condotta e ci sguazzino dentro agendo come i marpioni della vecchia DC, altro che rinnovamento! Tenga sempre presente che la vecchia DC non è stata ammazzata, ma si è suicidata...come sta facendo la nuova!!! (Salvatore)


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